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Guido Ruta

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Guido Ruta

Non so perché ma mi è sempre piaciuto correre. Ho iniziato a correre verso i quindici anni a Roma, dove sono nato nel 1978, in una famiglia non certo perfetta ma splendida: papà Vittorio, mamma Gabriella e i miei fratelli Francesco e Nicola, i due “grandi” nati dopo di me.

Ho corso per tutto il tempo del liceo (classico) e per tutto il tempo dell’università (Economia alla Sapienza). E ho corso per tutti gli anni in cui sono stato fidanzato con una ragazza conosciuta al liceo, bella e intelligente, con la quale ho vissuto una storia d’amore intensa e molto importante.

Dopo la fine di quella storia e dopo la laurea ho continuato a correre a Londra, dove sono stato un anno per un Master a UCL. Vinta poi una borsa di studio, sono andato a studiare (e a correre) a New York, dove sono rimasto sei anni conseguendo un PhD a NYU e lavorando su temi di Macroeconomics, Banking e Corporate Finance. Dopo il PhD sono tornato a lavorare (e a correre) in Italia, prima per un anno a Firenze (Postdoc fellow all’EUI) e poi per due anni a Bologna (Fellow all’Alma Graduate School dell’Università di Bologna). Scanso equivoci – caso mai ce ne fossero! –: non sono mai stato né un top student né un top researcher ma ho sempre studiato con interesse e insegnato con passione l’economia sia teorica che applicata.

In questi anni, delle poche relazioni che ho avuto con altre ragazze, alcune sono state proprio sbagliate, anche per colpa mia; altre sono state relazioni molto belle ma in cui non riuscivo a “fermarmi” a lungo, riprendendo dopo un po’ la “corsa”.

Pausa! Chi corre sa che, volente o nolente, ogni tanto è necessaria una pausa!

La mia prima “pausa” fu ai tempi dell’università a Roma, quando mi lasciai “trascinare” da alcuni amici alle catechesi sui Dieci Comandamenti. Lì ascoltai un annuncio del Vangelo forte, chiaro e rilevante per tutte le dimensioni della mia vita: amore, sessualità, amicizia, famiglia, lavoro.

Un’altra “pausa” fu a Londra, dove conobbi padre Alan Fudge, parish priest di una piccola chiesa del centro. Nel parlare con lui, nell’ascoltare le sue omelie e nel vedere come stava con le persone si percepiva così tanto la forza, l’intelligenza e la bellezza dell’amore di Dio che iniziai a sentire: «E se la mia vita fosse come la sua…?». Insieme, però, all’intuizione di una grande gioia possibile, emergevano alcune ragioni, apparentemente ottime, per lasciar perdere: l’investimento fatto nello studio dell’economia, l’idea di una carriera accademica, una vita senza la sicurezza e la dolcezza di un affetto femminile esclusivo.

L’ultima “pausa” significativa è stata a Bologna, dove ho conosciuto i Padri gesuiti e ho partecipato con entusiasmo a Pietre Vive. In quell’esperienza di comunità e di annuncio del Vangelo attraverso l’arte ho sentito nuovamente e chiaramente la forza, l’intelligenza e la bellezza dell’amore di Dio. Lì ho anche conosciuto la storia di Sant’Ignazio, rivedendomi subito in alcuni suoi tratti – di prima che “diventasse” santo, si intende! –: il temperamento passionale, la ferita, l’alternarsi di profonde desolazioni a desideri e slanci grandiosi.

A quel punto ho ripreso la “corsa” per un anno ancora. Ma le domande, l’inquietudine e una certa insoddisfazione non mi lasciavano. Così come non mi lasciava l’intuizione spaventosa ma vivificante e affascinante di essere chiamato, con i miei limiti e le mie debolezze e nonostante i miei peccati, al sacerdozio.

Prendendo il coraggio a due mani, allora, mi sono “fermato” e dopo un tempo di discernimento sono entrato in seminario a Roma. Alcuni amici sono rimasti stupiti. Altri mi hanno esplicitato le loro riserve e di questa schiettezza li ringrazio perché è stata per me l’occasione di una preziosa verifica. Altri ancora sono stati semplicemente felici, per me e per loro stessi. Più di tutti i miei genitori e i miei fratelli mi hanno capito e incoraggiato, mettendosi in cammino e provando insieme a me, nelle loro vite, a seguire il Signore un po’ più da vicino.

Dopo tre anni di seminario, non sempre facili ma molto ricchi e di cui sono molto grato, avevo maturato una ragionevole certezza di essere chiamato al sacerdozio ed ero sereno. E, pur con qualche perplessità, mi trovavo anche bene nel contesto diocesano. Ma, frequentando l’Università Gregoriana e confrontandomi con il mio Padre spirituale – gesuita –, ho sentito chiaramente il desiderio di entrare in Compagnia, la riposante intuizione che la Compagnia potesse essere il posto migliore per me, casa mia, dove vivere con il Signore e alcuni amici al servizio di tanti fratelli e sorelle. E dove, ovviamente, continuare a “correre” per arrivare al “traguardo”! Nella primavera del 2015 ho fatto domanda di ammissione al Noviziato, dove sono entrato in ottobre, grato al Signore, felice e, ovviamente, “di corsa”!

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