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Eduard Martinas

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Eduard Madalin Mǎrtinaş

Mi chiamo Eduard Mădălin, ho 22 anni, vengo dalla Romania e sono il primogenito di tre figli. Cresciuto in una famiglia cattolica praticante, sono un po’ timido, abbastanza testardo, impaziente, ma mite e tranquillo. Mi piace giocare a calcio, a ping-pong e a tennis. Desidero imparare un sacco di cose nuove, soprattutto tramite l’esperienza, non per forza dai libri, anche se leggo tanto.

La vocazione alla vita consacrata è cominciata dal momento in cui una zia, persona consacrata, mi propose di pregare ogni giorno con l’intenzione di diventare sacerdote. L’idea mi faceva sorridere all’epoca, però con il tempo questa prospettiva è cominciata a scomparire. Durante i miei primi due anni di liceo tecnico, mi resi conto che le cose non andavano molto bene: un po’ per colpa mia, un po’ per gli amici che frequentavo e con i quali non facevo soltanto delle belle cose, un po’ per il distacco che si era stabilito con miei genitori.

Al contempo alcune domande di fede risvegliarono in me il desiderio per qualcosa di più e migliore nella vita, in questo aiutato dall’esperienza di due anni nel gruppo Scout della parrocchia, dove ho vissuto accanto a persone molto speciali. Dopo diverse conversazioni con i sacerdoti, con l’imbarazzo di dare la notizia a genitori e amici, all’età di 17 anni ho deciso di trasferirmi al Seminario liceale di Bacău. Qui ho sentito gradualmente il desiderio di vivere una vita comunitaria, attratto allo stesso tempo dalla vita contemplativa dei certosini, dal loro modo di vivere e pregare in silenzio. Questo desiderio, a cui non ho dato la giusta importanza, rivelava in realtà il bisogno di una relazione più personale con Dio.

Ammesso nel Seminario maggiore di Iași ho cominciato lo studio della filosofia. In questo periodo la mia fede, che, al liceo, con i primi studi di filosofia cominciava a scomparire, pian piano è diventata molto intellettuale. Tuttavia il desiderio di una vita contemplativa,- che mi dava gioia, pace, tranquillità – ed una certa nostalgia, davano luce al mio futuro, al tempo di studio e alla vita in seminario. In questo periodo ero abbastanza rigido con me stesso, con i miei compagni e con i familiari. Un giorno, mentre mi chiedevo perché avevo paura di fare una scelta definitiva per la Certosa, mi sono accorto che il desiderio di una vita contemplativa si scontrava con il desiderio di vivere il Vangelo in mezzo alla gente. Così mi sono reso conto che non stavo facendo un vero discernimento: in realtà il mio desiderio profondo non era di diventare un prete diocesano che sviluppasse il suo apostolato in una parrocchia in modo stabile, ma di essere missionario. Ancora non conoscevo i gesuiti. Le parole “contemplativo nell’azione”, lette in un testo che parlava di Ignazio di Loyola, mi hanno fatto dire: “è ciò che cerco da due anni!”. Tramite un compagno, durante le vacanze estive, ho partecipato agli Esercizi Spirituali ignaziani. Lì ho conosciuto per la prima volta un gesuita. Prima avevo letto qualche informazione sulla Compagnia di Gesù in alcuni libri e su internet, poi le parole e i gesti di papa Francesco, la sua immagine di Chiesa e di vita sacerdotale hanno dato maggiore chiarezza ai miei desideri. Così, dopo gli Esercizi Spirituali, durante i quali sono venute alla luce le mie immagini sbagliate di Dio e ho sperimentato la libertà che genera responsabilità, proprio dello stile ignaziano, con l’aiuto della mia guida ho preso la decisione di interrompere il cammino in seminario e di cominciare un discernimento per entrare in Compagnia. Il che mi ha portato a dover affrontare le resistenze dei miei famigliari, di alcuni preti e di altre persone che ritenevano sbagliata la mia scelta.

Per un anno ho vissuto nella comunità dei gesuiti in Romania, avvicinandomi al loro stile di vita: ho lavorato e pregato con loro, ho imparato a vivere più libero e responsabile, ho cominciato a conoscermi meglio, imparando a discernere il modo in cui Dio è presente e opera nella mia vita. Ho fatto delle esperienze in una casa di riposo per anziani, con gli Scout, con i bambini rom e insegnando catechismo ai ragazzi. E ho sentito che il desiderio per la Compagnia coincideva con il desiderio di cercare e trovare Dio in tutto.

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