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Domenico Pierro

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Domenico Pierro

Sono nato il 2 gennaio del 1984 a Bitonto, in provincia di Bari, da Giulio e da Angela; ho un solo fratello, Francesco, di quattro anni più piccolo di me.

Durante la mia infanzia ho passato molto tempo con le nonne, Concetta e Domenica, e una zia nubile, Antonia, sorella di mia madre, perché per lavoro i miei genitori erano soggetti a turnazioni continue. Ho così potuto conoscere l’importanza della famiglia allargata.

Nel giardino di casa, da piccolo, trascorrevo molti momenti di gioco all’aperto, a contatto con la natura, con il mio cane, con alcuni gatti della zona a cui davo da mangiare e alcune galline che ho poi allevato per molto tempo. In questi anni mi sono appassionato molto al mondo della botanica e degli insetti, per la loro organizzazione sociale: osservavo e leggevo in particolare di lombrichi, ragni, scolopendre, formiche e api. Un interesse che poi, da grande, è tornato in modo diverso.

I miei genitori mi hanno trasmesso la dedizione al lavoro e a crescere nella responsabilità, mentre la mia educazione religiosa è stata curata dalla scuola e dalla parrocchia man mano che mi sono avvicinato ai sacramenti. Alle mie nonne devo la conoscenza più personale della fede, nutrita da una semplice pietà popolare, e un primo rapporto con Gesù, costruito attraverso il racconto della Parola di Dio. In quegli anni, infatti, ho provato già un’attrazione particolare per Gesù e per la povertà in cui è nato.

Dopo la prima Comunione ho deciso di non frequentare più la parrocchia e le attività oratoriali; ho preferito solo studiare, cosa che mi è sempre piaciuta, ma che mi ha dato sempre qualche problema in alcune materie come la matematica e l’inglese; in questo periodo ho iniziato a coltivare la lettura, attività che non ho mai abbandonato.

Gli anni della scuola sono stati importanti per la mia formazione, ma anche perché mi sono reso conto che avevo bisogno di ritornare a Gesù, in un modo nuovo. Grazie alla mia professoressa di religione ho iniziato a frequentare le attività di una parrocchia. Qui ho conosciuto un gruppo di coetanei, ho intrapreso un percorso catechistico, di vita comunitaria e di servizio in un quartiere difficile: il centro storico, zona “periferica” nel cuore della città.

Con questa esperienza ho incontrato il Signore in un modo ancora più personale, più vicino, e ho provato subito il nitido desiderio di voler affidare per la prima volta tutta la mia vita e il mio vissuto nelle sue mani. Ho sentito, innanzitutto, la chiamata a vivere e a servire meglio le dimensioni che già mi appartenevano: la scuola, lo studio, la famiglia e la parrocchia.

Durante questi anni ho parlato per la prima volta al parroco della mia vocazione, della mia storia e del mio desiderio per la vita religiosa. Lui mi ha aiutato nel discernimento spirituale e nella vita di preghiera personale, con i sacramenti e con la comunità.

L’estate in cui mi sono diplomato è stata decisiva, perché mi sono reso conto, in quel momento, di non essere abbastanza libero di scegliere per il mio futuro. In quegli anni i miei genitori sono giunti alla decisone, maturata dopo molto tempo, di separarsi e quindi, poi, di divorziare, scelta che ha cambiato la mia vita e la storia di tutta la famiglia.

Sono sempre stato attratto dalla vita, dalla storia e dalla cultura di chi vive ai confini, e così mi sono trasferito a Trieste e mi sono iscritto alla facoltà di lettere moderne laureandomi, in seguito, presso l’Ateneo di Bari. Ho iniziato a lavorare come impiegato presso una ditta metalmeccanica e successivamente ho scelto di fare l’operatore sociale di strada per gente senza fissa dimora, rifugiati, e infine l’operatore socio-economico per famiglie indebitate.

L’esperienza del sociale è stata importantissima per la mia crescita umana e spirituale, soprattutto perché mi ha dato la possibilità di incontrare l’umanità più ferita e calpestata, di scorgere dietro il volto offeso e oltraggiato degli uomini, quello di Gesù.

In questi anni ho visitato posti e luoghi vicini al confine italiano, come la Slovenia e la Croazia, assaporando le bellezze della vita. Con gli studi umanistici e l’ambiente universitario ho scelto di appassionarmi ai temi della giustizia sociale, della promozione umana, del diritto e del progresso della società. Ho scelto di non possedere la tessera di un partito, ma ho sempre partecipato alla vita associativa e culturale del contesto che ho abitato; ho manifestato e contestato, attraversando l’universo giovanile in tutta la sua ricchezza e le sue contraddizioni.

In questi anni il Signore mi ha educato e accompagnato, ha rispettato la mia libertà e soprattutto i miei tempi; mi ha condotto per mano, anche nell’intricato mondo degli affetti e dei sentimenti, delle relazioni e delle amicizie. In tutto questo tempo, il mio modo di pregare e di vivere una relazione col Signore è cambiato e mi sono reso conto che è tornato in un modo più forte il desiderio di iniziare a guardare le cose con uno sguardo d’insieme. Tramite un amico sacerdote ho conosciuto la spiritualità ignaziana e poi i gesuiti, e dopo un periodo di approfondimento personale e di preparazione, ho fatto i miei primi esercizi spirituali.

L’esperienza degli esercizi è stata travolgente, nella preparazione e nello svolgimento: ho appreso un modo nuovo ed efficace di pregare, ho visto Dio, nella sua grande misericordia, innamorato di me, sempre in attesa e al contempo pronto ad accogliermi in qualunque momento. Mi sono reso conto che da sempre mi ha accompagnato e guidato. Mi sono sentito leggero, libero e finalmente dopo anni di ricerche estenuanti e senza frutto ho posato il mio capo sul petto del Maestro. Il desiderio di seguirlo è diventato sempre più chiaro e nel mio cuore ha riecheggiato l’antica chiamata ascoltata già da ragazzino: il desiderio di donarmi ancora al Signore.

L’apporto degli esercizi spirituali, del metodo di preghiera, del discernimento e della rilettura del vissuto quotidiano mi ha portato, con atteggiamento di continua indagine, a esaminare ogni azione e sentimento, in modo tale da far nascere continuamente le domande e il desiderio di approfondire, non solo la mia dimensione interiore, ma anche la mia umanità.

Ho deciso quindi di conoscere più approfonditamente la spiritualità ignaziana e la Compagnia di Gesù, ho chiesto al gesuita con cui ho fatto gli esercizi, padre Pino Piva, di poter passare un tempo in una comunità della Compagnia.

In seguito, dopo aver fatto richiesta ufficiale per entrare in Noviziato, sono stato ammesso dal padre provinciale, Gianfranco Matarazzo, con il suo personale augurio: diventare “mandriano e coltivatore di sicomori” (Am 7,14-15)

Ora, dal 3 ottobre del 2015, sono a Genova per lavorare al mio discernimento con la Compagnia di Gesù, e per imparare a meglio amare e servire il Signore.

Rendo grazie a Dio per l’opera che da sempre compie nella mia vita, per aver preparato questo porto sicuro e questa casa, per me e per i miei compagni.

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