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Andrea Marelli

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Andrea Marelli

Ho 22 anni e sono nato a Cantù, un paese a metà strada tra Como e Milano. Qui ho vissuto con mio papà, Sergio, mia mamma, Angela, e i miei fratelli più piccoli, Sara e Giacomo, fino al mio ingresso in Noviziato. La mia fede è nata e cresciuta in famiglia, grazie ai miei genitori e alle mie nonne, e in parrocchia, che ho frequentato fin da piccolo e dove ho fatto anche servizio come ministrante.

Negli anni del liceo scientifico mi sono impegnato nel volontariato, soprattutto nella mensa del povero del mio paese, dove ho potuto entrare in contatto con poveri ed emarginati, persone dai problemi più diversi; in questi anni, dopo un periodo di lontananza, ho ripreso a frequentare l’oratorio. Inesperienza che mi ha aiutato molto, dato il mio carattere chiuso, a “tirare fuori la testa dal guscio” (non per nulla il mio soprannome era “il tartarugone”) e a entrare in relazione con gli altri giovani che lo frequentavano, collaborando per preparare le varie attività, ma anche uscendo la sera e passando insieme le vacanze. Ed è qui, infatti, che conservo i miei affetti e le mie amicizie più belle. Occupandomi dei più piccoli in oratorio, nel servizio dei poveri e grazie ai sacerdoti che avevo potuto incontrare nella mia parrocchia, ha potuto nascere in me un’attrazione per queste figure e per questo genere di vita, anche se in quegli anni non ci badavo molto, concentrato sullo studio e sugli impegni.

A 17 anni, dopo aver visto una locandina appesa in oratorio, decisi di partecipare ad un ritiro proposto dalla diocesi, attratto dalla volontà di approfondire un po’ la mia fede. C’erano più turni e mi consigliarono di andare a quello tenuto da un sacerdote molto bravo: arrivato lì, scoprii che questo predicatore era stato sostituito, ma fu così, per caso, che incontrai il primo gesuita al di fuori di un libro di storia. Quest’uomo mi colpì soprattutto per il modo in cui ci consigliava di pregare, quello che avrei scoperto essere il metodo ignaziano: prima di allora non avevo mai pensato che nella preghiera potesse esserci un metodo, una sorta di “galateo”, e pregare curando la posizione del corpo, usando l’immaginazione e guardando i sentimenti mi permise per la prima volta di percepire in questa azione la presenza di un Altro. Pian piano, allora, mi sono messo a ricercare chi fossero questi gesuiti, soprattutto tramite siti e libri: avendo avuto fino a quel momento come unico orizzonte il mondo delle parrocchie, iniziai ad ampliare lo sguardo e a scoprire questa nuova realtà; quello che mi affascinava di più della Compagnia era la spiritualità, di cui avevo avuto un piccolo assaggio, e la vastità di campi di azione in cui era impegnata.

Dopo la maturità, decisi di iscrivermi alla facoltà di Storia a Milano, perché questa materia mi aveva appassionato fin da bambino e le mie aspettative erano quelle di insegnare o provare a fare ricerca. Quello stesso anno, aiutato da don Eugenio, il prete che si occupava dell’oratorio e con il quale avevo iniziato a confrontarmi, mi misi in contatto con i gesuiti della comunità di Villapizzone, a Milano, per approfondire questo interesse: ho iniziato, quindi, a frequentare una delle proposte, il gruppo Bussola, e ho intrapreso un percorso di discernimento che mi ha accompagnato per tutto il tempo dell’università. Alcune tappe significative di questo cammino sono stati gli esercizi spirituali a Subiaco nel 2013 e, nell’estate del 2014, parte del cammino di Santiago; in questi momenti, soprattutto, ho percepito le fatiche dei miei limiti, fisici e spirituali, ma anche la gioia di stare con il Signore nella preghiera, di conoscerlo più a fondo nelle Scritture e di mettere a servizio degli altri le mie capacità. L’esperienza più importante, però, è stata la vita quotidiana, dove fra lo studio, l’impegno educativo in oratorio e la vicinanza ai poveri con il volontariato, questo desiderio ha potuto crescere; ma anche affrontare momenti di crisi, incertezza, doppiezza, sempre andando a ricercare dove la gioia era più vera e profonda. Una difficoltà di questo cammino è stato allontanarmi in parte dalle attività che facevo prima con gli amici per partecipare alle nuove esperienze, senza poter dare molte spiegazioni.

L’ultimo anno di università, mentre terminavo gli esami e preparavo la tesi, ho constatato che studiare Storia e fare ricerca in archivio mi appassionava molto, ma lo percepivo come una cosa sterile, che non avrebbe potuto soddisfare i desideri che provavo. Così mi sono deciso a non proseguire con la laurea magistrale solo per inerzia e a chiedere l’ammissione nel Noviziato dei gesuiti.

Gli ultimi mesi sono stati un tempo molto difficile, combattuti tra l’entusiasmo di cominciare un nuovo cammino e il terrore di lasciare la mia famiglia, gli amici, i compagni di università, lo studio… praticamente tutto quello che era stata la mia vita fino a quel momento; la difficoltà di spiegare le ragioni di questa scelta che per molti appariva del tutto illogica. Ma il conforto nella preghiera e il sostegno degli amici più cari mi hanno accompagnato e supportato fino allo scorso 3 ottobre, quando sono giunto in Noviziato per iniziare questa nuova avventura.

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